Enoteca? No, "wine club"! Il fenomeno Usa conquista anche l'Italia - da Repubblica

Enoteca? No, "wine club"! Il fenomeno Usa conquista anche l'Italia - da Repubblica

Cosa sono i Wine Club? Creati in origine da un farmacologo di origini armene che si appassionò al vino nella California degli anni ’70 sono ora diventati un trend diffuso in tutto il mondo. Ripreso, con i dovuti adeguamenti, anche dalle case vinicole.

In italiano si traduce in “club del vino”, ma esattamente cos’è? La sua origine fa capire come ha messo radici e si è diffuso nel mondo. Il viaggio inizia dalle parti di Monrovia, nella Contea di Los Angeles. Si entra in un’enoteca (o liquor store, come lo chiamano qui) di nome Wine of the Month Club, e si chiede di Paul Kalemkiaran. A quanto pare è stato lui il fondatore di quello che dicono essere stato il primo wine club degli Stati Uniti. A metà anni ’50 del Novecento il giovane Paul, farmacologo di origine armena, fa i bagagli, rincorre il sogno americano e apre la sua farmacia a Inglewood. Anni dopo un giorno legge su un giornale che durante una cena di Stato, l’allora Presidente Eisenhower aveva fatto servire alla Regina Elisabetta un Cabernet Sauvignon Charles Krug della famiglia Mondavi. Incuriosito, acquista la stessa bottiglia. E se ne innamora. Si butta a capofitto nello studio dell’enologia e fonda il Palos Verdes Wine and Spirits che, in dieci anni, diventa una delle migliori enoteche della zona. Impegnato ancora con le farmacie, non riesce a soddisfare tutte le richieste e decide di selezionare un vino bianco e uno rosso come vino del mese, da raccomandare ai suoi affezionati clienti. E quando, per una serie di motivi, alcuni clienti gli chiedono di ricevere a casa i vini da lui selezionati, parte l’idea. La popolarità ottenuta dalla formula spinge Paul a fondare il Wine of the Month Club, il primo wine club a raccontare e vendere vino per corrispondenza negli Stati Uniti con un rapporto di fidelizzazione “speciale”. Non è infatti una one-time purchase (vendita una tantum). Di lì a poco, si dedicherà esclusivamente al club. E, a ruota, la formula verrà ripresa da rivenditori e dalle stesse aziende vinicole.

E in Italia? Ecco alcuni esempi di come si è evoluto (e fuso) questo modello americano nel Bel Paese.

Wine Club Castiglione del Bosco – Sala riservata ai Soci

L’interpretazione del Wine Club per Castiglione del Bosco, cantina di Massimo Ferragamo, parte dall’attenzione e lo spazio dedicato ai “Wine Friends”: clienti affezionati con cui condividere la passione per la Toscana (e per il golf), svelando i segreti dell’azienda e diffondendo notizie sugli eventi, sulla tenuta, sui vini e offerte speciali sulle etichette prodotte. Ma il vero punto forza del club è l’esclusivo “Millecento Wine Club”: uno dei più elitari nel mondo del vino, accessibile solo su invito della proprietà. Il Millecento member è invitato a far parte di questa “piccola nicchia” (attualmente vanta circa 250 persone) versando una quota di 10 mila euro. Qui ognuno può disporre di una sala all’interno della cantina e acquisisce una riserva di vini aziendali del valore di circa 2500 euro e una cassetta ad personam – con tanto di targhetta nominale – dove conservare la propria riserva di vino, per circa 99 anni. Il tutto non è ereditario.

 

(credits: Annacarla Tredici – Repubblica.it)

Fabio Guida

CEO di Followine, quando ha un po' di tempo scrive quattro righe.

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