L'angolo del Sommelier: l'Aglianico

L'angolo del Sommelier: l'Aglianico

Analisi dettagliata dell’Aglianico tra Campania e Basilicata.

Storia, degustazione ed abbinamenti.

L’Aglianico è un vitigno autoctono a bacca rossa ed è una delle grandi glorie enologiche dell’Italia meridionale, nello specifico della Campania e della Basilicata. Le sue uve regalano le migliori espressioni se coltivate sui ricchi terreni vulcanici, argillosi e calcarei, mentre non amano la siccità e resistono al freddo, a patto che non sia prolungato. Per questi motivi, negli ultimi anni, si è avviata la coltura dell’Aglianico anche in California ed in Australia.
Le origini dell’Aglianico sono antichissime, sembra infatti che sia stato introdotto nel Bel Paese dai Greci intorno al VII secolo a.C. Non a caso Aglianico pare derivi dall’aggettivo greco “Hellenico” o dalla città di Elea, che sorgeva sulle coste campane. Il nome sarebbe stato mutato nel XV secolo, sotto il dominio degli Aragonesi, come adattamento della pronuncia spagnola.

Anche il poeta Orazio, nato nel 65 a.C.a Venosa, uno dei comuni che rientrano nel territorio dell’Aglianico del Vulture tutelato dalla DOCG, spesso ha celebrato, nelle sue famose Odi, la qualità del vino che si produce nella sua terra.

Mappa dell’Aglianico

L’elegante Taurasi, prodotto in Campania, e il fine Aglianico del Vulture, prodotto in Basilicata, sono le due qualità più pregiate tanto da essere definiti il “Barolo del Sud. L’Aglianico del Vulture Superiore della zona di Potenza, il Taurasi della provincia di Avellino e l’Aglianico del Taburno della provincia di Benevento si fregiano del marchio DOCG, il massimo riconoscimento per un vino.
La diffusione del vitigno Aglianico ha portato ad una notevole variabilità dei grappoli, tanto che si è reso necessario inserire nel Registro Nazionale delle Uve da vino due tipologie distinte:

Per entrambi, il vino viene affinato in legno sia in botte grande che in barrique. Questa procedura aiuta a smussare l’alta componente tannica, presente soprattutto nei vini giovani: il prodotto si addolcisce e il risultato è così uno splendido vino armonico.

Sia il Taurasi che l’Aglianico del Vulture richiedono almeno 3 anni di maturazione.  Per la versione “Riserva” occorrono invece 4 anni per il Taurasi, di cui 18 mesi in botte di legno, e almeno 5 anni per l’Aglianico del Volture, di cui 24 mesi in botte.

AGLIANICO: DEGUSTAZIONE VINO

L’Aglianico generalmente si presenta di colore rosso rubino, il profumo intenso è fruttato e floreale, ma con l’invecchiamento diventa più speziato. Il sapore è corposo, asciutto, minerale e strutturato, quando è più maturo diventa maggiormente vellutato.

L’Aglianico del Vulture Superiore DOCG all’occhio tende maggiormente a nuances granate, sino ad assumere riflessi aranciati con l’invecchiamento.
Il profumo è intenso, equilibrato, gradevole e fruttato, di drupe e bacche, ma anche floreale e nel vino più invecchiato assume sentori speziati e legnosi.
Il sapore ha un’ottima struttura ed al palato risulta persistente, sapido, secco, con retrogusto leggermente amarognolo più equilibrato grazie all’invecchiamento.

Il Taurasi DOCG ha anch’esso un colore granato accentuato. Bouquet ampio, complesso, intenso con note intese di frutta matura, sentori speziati e minerali. Elegantemorbidovellutato, al palato offre note di prugna, amarena e leggero sentore di goudron.

AGLIANICO: ABBINAMENTI CIBO E VINO

Tagliata di Cinghiale

Gli abbinamenti di cibo perfetti con il vino Aglianico sono con carni bianche ma soprattutto carni rossecotte sia al forno che alla griglia, cacciagione e selvaggina come il cinghiale, che si trova in gran quantità nei territori d’origine del vino, e con formaggi saporiti e stagionati, come il caciocavallo lucano.

 

(credits: vinitalyclub.com)

Fabio Guida

CEO di Followine, quando ha un po' di tempo scrive quattro righe.

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