La rivoluzione dei Low Alcohol Wines: il nuovo trend dei vini a basso tasso alcolico

La rivoluzione dei Low Alcohol Wines: il nuovo trend dei vini a basso tasso alcolico

Quella che tempo fa era stata definita una moda passeggera, sta iniziando invece a diventare un trend stabile: i vini a basso contenuto alcolico.

La sempre più diffusa ricerca dello stile di vita “ideale”, sano e senza eccessi, ha portato in molti ad abbandonare determinate abitudini, prestando più attenzione al cibo sano, all’attività fisica e la ricerca del benessere in generale. E questo ha portato a classificare in maniera negativa anche prodotti come vino, soprattutto i rossi, per via del contenuto alcolico spesso elevato. All’ordine del giorno, e sempre in crescita sono anche le campagne che invitano al bere in maniera responsabile. Basterebbe bere in maniera moderata, scegliendo prodotti di qualità, ma c’è chi preferisce evitare del tutto la gradazione alcolica elevata.

Le motivazioni principali per creare dei prodotti a basso (o nullo) tasso alcolico, sono principalmente per riacquisire la fascia di mercato di cui fa parte chi ha smesso di bere per svariati motivi esterni (normative anti-alcol per i guidatori, healthcare, ecc…) ed aggiungere al mercato le comunità musulmane, le quali non possono consumare alcol per i dettami religiosi.

In Italia un’azienda trentina di Lavis, “Alternativa”, ha creato una linea di vini a tasso alcolico 0, studiati proprio per gli astemi, per chi vuole bere senza esagerare e soprattutto, per chi non può assumere alcol per motivi di salute ma non vuole rinunciare a gustare un buon vino, ed infine (e soprattutto) per il mercato arabo.

A differenza dell’Italia, dove il nuovo vino a zero gradi non trova il giusto brio per ingranare il mercato, nel resto del mondo i consumatori sembrano essere molto più interessati. Secondo i dati di Wine Intelligence, Canada e Stati Uniti hanno visto una grande crescita negli ultimi 12 mesi per quanto riguarda l’interesse e l’acquisto di vini a basso contenuto alcolico. Sempre più buyer scelgono di inserire nella propria lista d’acquisto questa tipologia di prodotto.

In Europa l’indice di crescita maggiore lo detiene il Regno Unito, ma è la Germania a mantenere il primato di un fenomeno che ormai non è più idoneo definire una moda.

La Francia e l’Italia restano i paesi meno interessati a questo prodotto. L’argomento, date le forti ed antiche radici e tradizioni riguardo l’argomento vino, non riesce a far breccia nei mercati italiani e francesi, dove molti non considerano nemmeno vino un prodotto del genere.

In Nuova Zelanda la Invivo Wines ha proposto già nel 2010 un Sauvignon Blanc con il 30% di alcol e calorie in meno rispetto ai normali Sauvignon, e se nel 2010 la produzione contava soltanto 6000 bottiglie, il 2012 ha visto la produzione decuplicare ed arrivare a 60000 bottiglie, con un tenore alcolico di soli 9 gradi.

Una grande fetta di mercato (in percentuale maggiore donne), si interessa sempre più a questi prodotti per motivi salutari: dopo l’interesse per la propria forma fisica ed il conoscere bene ciò che si mangia, era intuibile che prima o poi sarebbe toccato anche al vino.

Proprio sul benessere si basano le massicce campagne pubblicitarie che spopolano in USA ed UK, mentre nel resto d’Europa, come abbiamo precedentemente detto, il fenomeno tarda a diffondersi. Questo molto probabilmente anche perché, statisticamente, il tasso di problematiche legate al consumo e/o abuso di prodotti ad alto tasso alcolemico e calorico qui nel vecchio continente è di gran numero minnore (vedi la piaga dell’obesità che dilaga nei paesi d’Oltreoceano), dove lo stile di vita è molto più salutare.

Merita menzione anche il fenomeno delle leggende metropolitane, o fake-news, per usare un termine ultimamente molto in voga: molti scelgono di non bere vini come i rossi perché convinti che facciano più male dei bianchi, a causa del loro maggiore contenuto alcolico: nulla di più infondato.

 

Ed i prezzi?

Queste tipologie di vino non sono economiche: la salute costa sempre. Nonostante vengano criticati e additati come produzioni poco naturali, sono soltanto vini che richiedono una gestione più attenta e specializzata, spesso di elevata qualità.

 

Prima o poi, anche noi Italiani ci affezioneremo ai vini low alcohol?

 

 

 

 

(credits: Giulia Mastrantonio)

 

Fabio Guida

CEO di Followine, quando ha un po' di tempo scrive quattro righe.

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