Made in Italy, pare che in Cina non significhi niente

Made in Italy, pare che in Cina non significhi niente

Made in Italy: per molti tale espressione racchiude tutto il meglio della produzione del Belpaese.

Ma in Cina cosa significa Made in Italy?

Quasi niente, facendo crollare quello che è un vero e proprio lifestyle legato a tale espressione.

Questo è stato il risultato di una ricerca condotta dall’Osservatorio Paesi Terzi di Business Strategies, in collaborazine con Nomisma Wine Monitor, riguardo il posizionamento del Made in Italy in Cina.

Gli scienziati hanno analizzato il traffico su Baidu, il principale motore di ricerca cinese, scoprendo che nell’ultimo mese la query “made in Italy” è comparsa in cinese solo 20 volte al giorno. Dato infinitesimale, considerando i 772 milioni di utenti internet nel Dragone dei record, che in 10 anni ha registrato un’escalation digitale pari al 268%.

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Altri dati legati al Made in Italy

Altre query prese in esame sono state “Italia”, la quale è stata cercata invece circa 9200 volte al giorno, con ricerche correlate che mostrano curiosità ma non conoscenza del Paese, come “L’Italia in Europa?”, o “Quale Paese è l’Italia?”. Gli utenti cinesi iniziano con ricerche su informazioni generali (34%), per poi focalizzarsi sui prodotti visti come italiani e di qualità. Ecco allora indagini su arredo e design (26%) e turismo (23%), con quote minori opportunità di studio (8%), “cibo” (4%) e il vino, che chiude con l’1%.

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Purtroppo i dati sono tutt’altro che positivi, se paragonati a quelli del nostro principale rivale, ovvero la Francia.

Analizzando la verticale sul vino, la parola chiave ‘vino francese’ (circa 800 ricerche al mese nell’ultimo anno) registra il doppio di quelle sul ‘vino italiano’.

I cugini d’Oltralpe infatti, ci battono su tutti i campi: dal già citato vino (1% contro 6%), al turismo (34%) e moda/shopping (13%).

In merito alle query sul vino, il profilo utente medio risulta under 40 e di sesso maschile (circa il 63%).

Dal punto di vista geografico, facendo riferimento sempre ai dati precedente, la provincia in cui è stato registrato il maggior numero di ricerche è quella di Guangdong, mentre Pechino e Shanghai sono quelle dove il vino italiano riscuote maggior successo rispetto a quello francese. Infine, il monitoraggio sul principale social network cinese, WeChat, rivela come “vino rosso italiano” risulti essere in ascesa ma ancora molto indietro rispetto alla controparte francese il cui indice, registrato a metà giugno, è di 10 volte più alto (33,360 contro 3,182).

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“Oltre al monitoraggio sul digitale, il nostro studio comprende l’analisi del mercato e una survey su awareness, percezione e reputazione del made in Italy realizzata sull’upper-class delle metropoli cinesi. I risultati che emergono, seppur sorprendenti, confermano le impressioni di chi come noi presidia il mercato da diverso tempo. Abbiamo perciò voluto dimostrare con i numeri ciò che è il loro sentiment nei nostri confronti, per capire come meglio direzionare il lavoro dell’impresa Italia” dichiara Silvana Ballotta, CEO di Business Strategies.

I parametri della ricerca del Made in Italy in Cina

L’analisi si è svolta nel mese di giungo 2018, anche se molti dati, in particolare quelli provenienti dai social network, appartengono a periodi antecedenti la ricerca (fino a 90 giorni prima), mentre l’analisi dei profili degli utenti di Baidu si riferiscono al periodo giugno 2017 - giugno 2018. L’analisi è stata effettuata prendendo in esame keywords in lingua originale ed in lingua inglese.

(credits: askanews)

Fabio Guida

CEO di Followine, quando ha un po' di tempo scrive quattro righe.

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